La storia del presepe a San Gregorio Armeno

Nel centro storico della città di Napoli, sull’antico tracciato viario di Neapolis, fondata dai greci e poi diventata romana, è celebre via San Gregorio Armeno.

Da sempre punteggiata da innumerevoli botteghe, essa deve il suo fascino alla lunga stratificazione storica leggibile nei suoi monumenti, nell’intatta vivacità popolare dei suoi abitanti, nella ricchezza inventiva e creativa dei suoi artigiani che l’hanno resa famosa in tutto il mondo.

Il presepe ha origine dalla tradizione medievale: nelle storie di S. Francesco d’Assisi, Giotto rievoca la nascita di Gesù nel presbiterio della basilica.

A Napoli, testimonianze devozionali legate al presepe risalgono alla dominazione angioina e proseguono, consolidandosi, nel corso del XV e del XVI secolo in cui famosi artisti si cimentano in elaborazioni sempre più scenografiche e complesse: si riduce la dimensione dei personaggi (prima a grandezza naturale), si usano la terracotta e il legno per creare corpi snodabili, si utilizzano tessuti policromi e costosi per vestire le piccole statue, si aggiungono innumerevoli dettagli, sbalorditive finiture ed accessori per ambientare le scene, compaiono rovine di templi pagani a testimoniare la ormai compiuta affermazione del cristianesimo.

Nel seicento Michele Perrone utilizza manichini in filo di ferro, rivestiti di stoppa, per rendere i corpi ancora più snodabili e, verso la fine del secolo, il presepe si anima dell’umanità dolente: in mezzo agli umili, agli emarginati, agli storpi si manifesta il messaggio divino.

L’anima del popolo di Napoli, nel buio dei suoi vicoli e col dramma della sua umanità, fissata già nella celebre tela che Caravaggio dipinse per il Pio Monte della Misericordia, rivive magicamente nel teatro del presepe napoletano.

Ma è nel settecento, durante il regno di Carlo III di Borbone, che l’arte presepiale napoletana raggiunge il suo culmine.

Giuseppe Sammartino, il più grande scultore napoletano del secolo, intaglia memorabili figure (oggi nel museo di San Martino) dando vita ad una vera e propria scuola di artisti del presepio.

Il presepe si fa così, gioco aristocratico: la rappresentazione della natività, centro della scena e punto d’incontro tra cielo e terra, diventa il fulcro attorno al quale ruotano, in un susseguirsi di ambientazioni simboliche, una miriade di personaggi e di animali anch’essi simboli ed allusioni a storie e leggende popolari che ormai intrecciano, sempre più saldamente, il sacro col profano.

Dall’ottocento ad oggi, le botteghe lavorano sugli antichi stampi e il presepe napoletano si diffonde nel mondo.
Italiano
Français
La crèche de San Gregorio Armeno

Située dans le centre historique de la ville de Naples, sur l'ancien réseau routier de Néapolis, fondée par les Grecs et devenue romaine, se trouve la légendaire rue de San Gregorio Armeno.

Fréquentée depuis la nuit des temps par d'innombrables ateliers, cette rue doit son charme au panorama historique que l'on peut lire sur les monuments, à l'authentique vivacité populaire de ses habitants et à la riche créativité de ses artisans qui l'ont rendue célèbre dans le monde entier.

La crèche trouve son originalité dans la tradition médiévale.
Dans les récits de St François d'Assise, Giotto évoque la naissance de Jésus-Christ dans le presbytère de la basilique.

A Naples, les témoignages sur les crèches remontent sous la domination des Angioini et se poursuivent au cours des XV et XVI siècles, période pendant laquelle des artistes renommés s'aventurent dans des créations de plus en plus sophistiquées : on réduit la dimension des personnages (auparavant grandeurs nature), on utilise de la terre cuite et des bois pour  créer des corps articulés.
On utilise aussi de riches tissus polychromes pour vêtir les petites statues.
On ajoute enfin de nombreux détails, accessoires raffinés pour les décors. Quelques ruines de temples païens apparaissent même en témoignage de l'affirmation du christianisme.

En 1600, Michele Perrone fabrique des mannequins en fil de fer, recouverts d'étoupe afin d'articuler les corps, et, vers la fin du siècle, les personnages de la crèche s'enrichissent d'une nouvelle population : besogneux, estropiés et marginaux constituent une humanité en peine à travers laquelle irradie le message divin.

L'âme du peuple napolitain, dans l'obscurité de ses ruelles et le drame de son humanité déjà perçue dans la célèbre toile du Caravage pour le Pio Monte de la  Misericordia, est représentée, provoquant la fascination sur la scène de la crèche napolitaine.

Mais c’est au cours du 1700, pendant le règne de Charles III de Bourbon, que l’art de la crèche napolitaine atteint son apogée.

Giuseppe Sammartino, le sculpteur napolitain le plus illustre du siècle, modèle  les mémorables statuettes (aujourd’hui au Musée de Saint Martin), inaugurant ainsi une vraie école d’artistes de la crèche.
La crèche devient alors jeu d’aristocrates : la reproduction de la Nativité, au milieu de la scène et point de rencontre entre le ciel et la terre, devient le cœur autour duquel tournent une myriade de personnages et d’animaux, eux aussi symboles et évocations d’histoires et mythes populaires, mythes qui mélangent sacré et profane.

A partir de 1800, les ateliers ont travaillé sur les anciens moules et la crèche napolitaine se repend à travers le monde entier.
Italiano
Français
La storia del presepe a San Gregorio Armeno

Nel centro storico della città di Napoli, sull’antico tracciato viario di Neapolis, fondata dai greci e poi diventata romana, è celebre via San Gregorio Armeno.

Da sempre punteggiata da innumerevoli botteghe, essa deve il suo fascino alla lunga stratificazione storica leggibile nei suoi monumenti, nell’intatta vivacità popolare dei suoi abitanti, nella ricchezza inventiva e creativa dei suoi artigiani che l’hanno resa famosa in tutto il mondo.

Il presepe ha origine dalla tradizione medievale: nelle storie di S. Francesco d’Assisi, Giotto rievoca la nascita di Gesù nel presbiterio della basilica.

A Napoli, testimonianze devozionali legate al presepe risalgono alla dominazione angioina e proseguono, consolidandosi, nel corso del XV e del XVI secolo in cui famosi artisti si cimentano in elaborazioni sempre più scenografiche e complesse: si riduce la dimensione dei personaggi (prima a grandezza naturale), si usano la terracotta e il legno per creare corpi snodabili, si utilizzano tessuti policromi e costosi per vestire le piccole statue, si aggiungono innumerevoli dettagli, sbalorditive finiture ed accessori per ambientare le scene, compaiono rovine di templi pagani a testimoniare la ormai compiuta affermazione del cristianesimo.

Nel seicento Michele Perrone utilizza manichini in filo di ferro, rivestiti di stoppa, per rendere i corpi ancora più snodabili e, verso la fine del secolo, il presepe si anima dell’umanità dolente: in mezzo agli umili, agli emarginati, agli storpi si manifesta il messaggio divino.

L’anima del popolo di Napoli, nel buio dei suoi vicoli e col dramma della sua umanità, fissata già nella celebre tela che Caravaggio dipinse per il Pio Monte della Misericordia, rivive magicamente nel teatro del presepe napoletano.

Ma è nel settecento, durante il regno di Carlo III di Borbone, che l’arte presepiale napoletana raggiunge il suo culmine.

Giuseppe Sammartino, il più grande scultore napoletano del secolo, intaglia memorabili figure (oggi nel museo di San Martino) dando vita ad una vera e propria scuola di artisti del presepio.

Il presepe si fa così, gioco aristocratico: la rappresentazione della natività, centro della scena e punto d’incontro tra cielo e terra, diventa il fulcro attorno al quale ruotano, in un susseguirsi di ambientazioni simboliche, una miriade di personaggi e di animali anch’essi simboli ed allusioni a storie e leggende popolari che ormai intrecciano, sempre più saldamente, il sacro col profano.

Dall’ottocento ad oggi, le botteghe lavorano sugli antichi stampi e il presepe napoletano si diffonde nel mondo.
Italiano
Français
Home | Mappa del Sito | News | Login |

Grafica e Software by Targnet.it | Tempo: 0.077811 secondi - Data: 2012-05-22 | 07:00